Del Prof. Bruno Fedi

Penso che il nostro movimento abbia da solo il merito di sostenere un nuovo modello etico. Siamo il primo grande movimento di opinione che chiede una nuova etica dopo quelle di Gesù e di Francesco. Il progresso etico è nato dalle nostre coscienze ma anche dal progresso scientifico. Dal punto di vista scientifico credo di avere dimostrato due fatti fondamentali:
1. la ricerca su modelli animali viene fatta per poter poi effettuare la vera sperimentazione sull'uomo senza legge ne controlli. Dunque la ricerca sugli animali è un alibi, come dissi al Parlamento Europeo di Strasburgo nel 1982.
2. La ricerca su animali si presta alla falsificazione scientifica, che è frequentissima.
Questo tipo di ricerca è essenziale per pubblicare pseudo ricerche cioè per le carriere dei ricercatori ed è essenziale per chiedere a governi e cittadini denaro pubblico e privato, dunque, per costruire istituti, fabbriche, creare industrie, effettuare conferenze, pubblicità, affari di ogni tipo, accumulare ricchezze e poteri immensi. Si tratta di un vorticoso giro di affari, di associazioni di beneficenza, di assistenza, di ricerca su animali: un gigantesco affare. Basti pensare ai rapporti scoperti tra alcune industrie e il Ministero della Sanità italiano. Tutto nasce dalla possibilità della falsificazione scientifica che è una frode contro l'umanità, perpetrata con l'aggravante della tortura degli animali. Noi abbiamo denunciato la frode: siamo portatori di una fondamentale rivoluzione scientifica ed etica. Il nostro progresso rende evidente l'inadeguatezza etica di chi sostiene il metodo vivisettorio. È una svolta epocale nella storia dell'umanità. Per sostenere l'aspetto scientifico del problema vi informo che si è costituito in Italia un primo gruppo che opera ricerche senza crudeltà (C. Benaventi a Milano, Bettero a Padova, R. Bercof a Roma, Fedi a Terni, Tarro a Napoli).
Ma tutto ciò che riguarda l'aspetto scientifico del problema degli animali è già nei miei libri. Poiché ogni volta cerco di dire qualcosa di nuovo, ho esaminato un aspetto non indagato del nostro comportamento verso gli animali.
Questa nuova ricerca ci porta a definire chi sono coloro che si comportano con crudeltà. La società ci condiziona tutti: il processo comincia alla nascita col condizionamento a reprimere le nostre tendenze innate. Per esempio l'obbedienza, il non piangere, vengono premiati fin dall'inizio. Anche le madri vengono condizionate, per esempio a non viziare i figli, cioè a non consolare il bambino che vuole rassicurazione. Si impara una serie crescente di restrizioni finché il bambino finisce per accettare inconsapevolmente di rispettare i genitori in quanto più forti, impara cioè l'obbedienza.
La società primitiva condiziona poi con i giochi di caccia e di guerra, con i rituali, con l'autorità. La società evoluta condiziona con la famiglia, la scuola, i fìlms, la TV (notizie, pubblicità, ecc.): si instillano così i miti del successo e del potere, la superiorità sugli altri, l'antropocentrismo. Non tutti recepiscono pienamente il condizionamento. Tutti però hanno la stessa base genetico-neurologica aggressiva umana. In questi casi avremo dei soggetti aggressivi ma non condizionati, non omogenei alla società. Sono persone spesso asociali, antisociali, o ipocrite. Oppure alcuni possono rendersi conto della realtà e diventare oppositori perfettamente coscienti del metodo.
Infatti, non tutti i russi sono diventati comunisti, non tutti gli italiani diventarono fascisti.
Come agisce la società? Con la repressione, con la deviazione dell'aggressività su alcuni bersagli, con la razionalizzazione delle azioni, con i premi e le punizioni. Ogni singola persona viene condizionata, cioè educata a reprimere le proprie pulsioni, i propri sentimenti. Questo crea una tensione, un disagio intcriore, che viene lentamente incanalato dalla società contro chi non è omogeneo ad essa, cioè ,,i diversi". Alcuni si adattano a ciò, altri si rassegnano. I primi vengono spinti a sfogare il loro disagio aggredendo tutto ciò che è permesso: i negri, i protestanti, le donne, i più deboli; ma tutti indistintamente sono spinti a reprimere la loro sentimentalità nei confronti degli animali. Chi non viene condizionato viene punito con la disapprovazione prima dei genitori, poi della società e più tardi con l'emarginazione sociale ed economica. Ogni bambino non approvato sente dolorosamente la disapprovazione e la mancanza d'amore, l'incomprensione, la solitudine. Queste forti sensazioni non vengono mai dimenticate e sono poi riavvertite con la disapprovazione della società (per esempio dei professori d'università). La persona spesso si sente frustrata: il ribelle è solo. Poiché il progresso repressivo è intimamente turbante, i soggetti possono reagire,
talora, addirittura non contro la causa che provoca turbamento, cioè la repressione, ma contro l'effetto, cioè il turbamento, la loro sofferenza. Per evitare questa sofferenza si mostrano perfettamente adattati ed odiano tutto ciò che può provocare la sofferenza. Essi odiano chi non si è piegato, chi non si è lasciato condizionare, perché, con questo solo fatto, ricorda loro il condizionamento cui sono sottoposti e il tradimento di sé stessi. Essi odiano le loro tendenze che urtano contro il condizionamento e li fanno soffrire: odiano anche la loro impotenza e per non essere dominati cercano di essere dominatori. Se invece qualcuno capisce, questa persona diventa un ribelle più o meno consapevole. Egli può anche ribellarsi ad alcuni aspetti del condizionamento, ma non al condizionamento in sé: come chi si ribella al fascismo per instaurare un'altra dittatura, un fascismo di altro colore. Ma questa persona può anche aprire gli occhi, ribellarsi coscientemente ed arrivare alla comprensione, alla solidarietà con i diversi, i più deboli, all'amore
di S. Francesco. Essere diversi dall'uomo non è un crimine, e nessun crimine è punito con la schiavitù e la tortura.
Dunque il condizionamento può creare adattati, più o meno patologici, oppure dei disadattati, degli smarriti, degli insicuri, dei depressi, delle persone che somatizzano la tensione. Persone che possono essere incapaci di affermare i principi opposti alla repressione, all'adattamento, in cui il ..vero io" è stato tradito. Il condizionamento può, però, creare persone che riscoprono se stesse oppure scoprono se stesse per la prima volta, alcuni essendo costretti, non potendo fare altro, vivono in un loro mondo inferiore, che permette di creare ammirevoli sistemi fisici, oppure matematici, o filosofici, o artistici, che consentono loro di estrinsecare il proprio io. Scorate non tradì il suo vero io neppure in vista della morte, Boezio era libero nella sua prigione. Così, un delicato intellettuale può resistere anche alla dittatura, dove un uomo robusto, ma non consapevole, morirebbe.
Reprimere le pulsioni è dunque repressione della sentimentalità, è un distacco tra sentimentalità e ragione che equivale ad un tradimento del proprio io. Tutto ciò è molto evidente nei vivisettori, dove la sentimentalità viene repressa, la situazione crudele viene razionalizzata quindi considerata normale, il che significa non più turbante emotivamente.
Al condizionato viene consentito il successo: cioè potere e denaro. Egli viene incoraggiato, rassicurato: la sua autoimmagine migliora, egli sembra addirittura più felice. Il conformista sembra più equilibrato, ma non lo è, perché questa situazione nasconde l'assurdità del distacco fra cervello razionale e sentimentalità, cioè distacco della propria spontaneità. Queste persone sembrano sane, normali, ma non lo sono. In esse la libertà viene percepita come liberazione dal dolore, come rassicurazione sociale e come soddisfazione dei desideri, che, nell'adulto, spingono verso la ricerca del successo, del dominio sugli altri e sulla natura, con qualunque mezzo, anche con la distruttività. Queste persone dunque vogliono raggiungere posizioni elevate anche se non hanno ideali, possono così assumere qualunque pseudo-ideale, per esempio la difesa della razza o dell'umanità sofferente.

Aver subito la repressione, li condiziona a volere il successo per fare ad altri ciò che essi hanno subito. Essi non vogliono il potere di essere liberi ("La libertà implica responsabilità, per questo gli uomini non la vogliono." B. Shaw). Un esempio comprensibile a tutti è fornito dal distacco emotivo esistente fra medici e pazienti, fra ricercatori e cavie, in parte necessario, per non venire distrutti dal dolore altrui.
Mostrare emotività è considerato nelle università una debolezza, che viene punita dalla società che considera infantile chi la dimostra. L'accettazione del condizionamento, la dissociazione dal sentimento, spingono invece alla ricerca della libertà intesa però come potere sugli altri. Questo distrugge l'idealità, cioè ogni idealismo nella persona condizionata, crea esseri patologici apparentemente sani. Ciò è particolarmente evidente nelle persone che sono disposte a tutto pur di ottenere il successo: per esempio rinnegare accordi o principi sempre affermati, rinnegare ogni senso di pietà, effettuare scelte utili solo a sé stessi, manipolare i risultati delle ricerche, cosificare la natura o esseri viventi. L'animale cosificato, infatti, come l'uomo cosificato nello schiavismo dell'antichità classica, libera dalla necessità di pensare sentimentalmente e può essere usato come oggetto, perché la cosificazione elimina la componente sentimentale e restringe il campo di coscienza.
Essa crea dunque dei comportamenti schizoidi perfettamente camuffati.
Queste camuffamento produce persone apparentemente buone, sagge, che debbono però rassicurare continuamente gli altri e sé stessi. Debbono mostrarsi senza debolezze, senza dubbi, odiando le apparenti debolezze altrui.
Il comportamento tenuto verso gli animalisti è un esempio lampante: gli animalisti pensano in modo sentimentale: essi chiedono una cosa innocua: rispetto per il dolore degli animali. Dovrebbero essere, al massimo, ignorati. Invece sono odiati. Perché? Perché essi risvegliano la memoria di un antico dolore, quello dei primi condizionamenti e della dissociazione fra ragione e sentimento. Più essi gridano e più si devono far tacere queste verità che feriscono, evidenziando la falsità degli altri.
Persino chi mette in dubbio i condizionamenti viene spesso dichiarato pericoloso, perché così è giustificato il tentativo di distruzione. Aver aperto gli occhi su un crimine viene considerato peggio del crimine. Gli animalisti evidenziano infatti il tradimento dell'autenticità, della sentimentalità dei condizionati, mostrano che il loro comportamento è solo utilitaristico.
L'utilitarismo, altro condizionamento, viene premiato dalla società: porta al successo di chi si adegua, o di chi è ipocrita e ripete senza crederci le stesse falsità per tutta la vita, senza commettere l'errore di mostrare la propria sentimentalità. Questo è un atto pericolosissimo: suscita timore e ostilità. È come mostrare di non essere ladri, mentre si sta in una banda di ladri. Al contrario gli psicopatici che predicano ricerche crudeli, prive di sentimento, hanno successo. Basta la razionalizzazione. Basta dire che agiscono per il bene dell'umanità. Ciò viene accettato con gioia perché deresponsabilizza.
L'esempio più chiaro di quanto è stato detto è la cosificazione degli esseri viventi, che razionalizza gli scopi e i metodi crudeli e distruttivi col mito della salute, della longevità, della bellezza. Tutto è basato su uno dei primi condizionamenti: quello dell'antropocentrismo. Il semplice opporsi al mito risveglia il dolore del condizionamento, quindi spaventa e genera odio perché è intollerabile per chi si è adattato.
Tutto questo è l'evoluzione logica dello studio (pubblicato in «L'evoluzione distruttrice") sul neoencefalo e sul palencefalo. Dunque la ragione è strettamente legata alla sentimentalità e da essa discende. Esse sono inscindibili.
Questi concetti sono stati affermati tante volte dai grandi del passato per pura generale intuizione. Fra questi voglio citare il vostro grande De Unamuno. De Unamuno, al grido da parte del generale Millan Astray ,,Viva la Muerte", rispose: ,,11 generale M.A, è invalido... Anche Cervantes lo era.
Una persona così menomata che non abbia la grandezza spirituale di un Cervantes, cercherà macabro sollievo nel provocare mulilazioni attorno a sé".
È esattamente questo che fanno anche coloro che sono stati menomati nello spirito, nella psiche, a cui è stato amputato il sentimento e cercano, pertanto, funesto sollievo nella persecuzione altrui.



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