|
Del Prof. Giulio Tarro
Secondo la protervia tendenza della medicina corrente, l'uso appropriato degli animali nella ricerca è necessario per il progresso nel migliorare la qualità e la longevità della vita umana. Il cancro, l'AIDS, la tubercolosi rappresentano malattie che mancano di modelli animali che possano servire all'uopo e se ne sentono le conseguenze per conoscere il come ed il perché dei meccanismi patogenici implicati.
Animali e prodotti animali vengono ancora considerati indispensabili per lo sviluppo di nuove medicine e trattamenti in senso lato, ritenendo una violazione del codice di Norimberga l'eventuale uso di umani come cavie per saggiare nuovi farmaci e nuovi procedimenti chirurgici.
Il pubblico americano che sosteneva l'uso di cani e primati nella ricerca per fini sostanziali della salute è passato dal 63% del 1985 al 50% del 1990, mentre un test Gallup del 1991 indica che il 67% dei teenagers americani sostengono i diritti degli animali fino alla loro completa esclusione nei test medici e di laboratorio. Analogamente i gruppi per i diritti degli animali hanno totalizzato la raccolta di trecento milioni di dollari nel 1989 mediante 239 sollecitazioni epistolari che nel 1990 hanno raggiunto un totale di 413 (aumento del 73%). Quindi maggiore aumento di lettere, perciò più denaro, quindi più lettere e ancora più denaro hanno fatto di questi gruppi la terza categoria di raccolta per posta dopo quelli per i movimenti so-
ciali e quelli della salute.
Sembra che il numero dei membri delle associazioni americane della protezione animali abbia già raggiunto i dieci milioni e la loro voce politica sia sempre più forte. Ogni aprile dal 1986 vi è una settimana dedicata alla promozione della fine dell'uso
D'altra parte un Jurassic virus, inserendo un DNA virale in una cellula ospite, che quindi produce particelle virali integre, è oggi fattibile: mummie egiziane di oltre 5000 anni fa contengono tracce di retrovirus endogeno umano di tipo C.
Perciò teniamo sempre presente che un vecchio , microrganismo emergente oggi potrebbe rendere reale la novella di Michael Crichton, l'autore di Jurassic Park, "Thè Andromeda Strain".
In una versione panoramica dell'opposizione alla sperimentazione animale, nel V secolo a.C., i fisiologi sono stati i primi vivisezionisti contrastati dai pitagorici.
Successivamente bisogna giungere al 1600 quando W. Harvey ha studiato la circolazione del sangue trovando però opposizione in J. Riolan, che non pensava che tali dati potessero essere trasferiti all'uomo.
D'altronde nello stesso periodo, R. Boyle conduceva esperimenti chimici su cani e gatti in pubblico.
Nel 1700 Cartesio postulava la teoria dell'animale macchina, insensibile al dolore, mentre nel 1800 Claude Bernard "inventava" la medicina sperimentale, le cui nemesi però lo portava successivamente a un senso di colpa e a fondare da parte della moglie e della figlia un asilo per cani randagi.
Arriviamo al 1863, quando in Italia vi è la prima contestazione a Firenze nei riguardi di M. Schiff per i suoi esperimenti sui cani, come riportato da A. Herzer su "Gli animali martiri" (1874).
Ernst von Weber, presidente dell'Associazione Internazionale contro la vivisezione, nel 1870 pubblicava "Le camere di tortura della scienza", mentre Richard Wagner nella sua lettera aperta definiva la vivisezione il più grave delitto dell'umanità.
Nel 1876 in Gran Bretagna venivano poste le prime leggi rigorose e di controllo con il "Cruelty to animai Act", soprattutto per la campagna di una signorina dell'epoca vittoriana, Francis Power Cobb.
Dobbiamo arrivare al 1931 per avere in Italia una prima regolamentazione della sperimentazione animale, mentre nel 1986 in Gran Bretagna vi è ['"Anima/ Act" che porta successivamente a un giudizio negativo da parte degli "Avvocati per gli animali" per il 20% degli esperimenti condotti tra il 1 987 e il 1991.
Infine, il 30 gennaio 1993 avviene la prima sentenza di portata storica con una condanna di 11 medici dell'Università di Palermo che avevano utilizzato 23 gatti per sperimentazione nell'Istituto di Fisiologia. L'ammenda è stata di 600 mila lire.
D'altra parte, il Prof. Garattini ha detto che, dal 1980 ad oggi all'Istituto Negri di Milano, è stato ridotto l'uso degli animali del 70%, mentre in Europa si ha una riduzione media del 30% (del 50% per quel che riguarda i gatti).
Il Prof. Garattini altresì dice che nel 1963 servivano 5 cervelli di topo per determinare la serotonina, mentre oggi è sufficiente un solo cervello sempre di topo per 100 determinazioni.
Da una parte le tecniche alternative (culture di tessuto, modelli matematici e tecniche informatiche, studi epidemiologie!) dall'altro l'indispensabilità dell'uso degli animali per la ricerca scientifica si confrontano oggi. L'animalismo propugna criteri di legittimità per non sacrificare esseri viventi sensibili e coscienti.
I cattolici ottocenteschi giudicavano l'animale al servizio dell'uomo, i materialisti positivistici pensavano che la scienza agisse per una causa nobile mentre i difensori degli animali venivano accusati di protestantismo, panteismo, filobuddismo e spiritualismo.
Bisogna arrivare ai filosofi odierni Tom Regan e Peter Singer per una filosofia di opposizione alle vedute correnti.
Tom Regan sostiene nel suo " Thè case for animai rights" che in tutti i grandi movimenti vi è prima una fase di ridicolo, quindi di dibattito e infine di accoglimento. Così la comunità scientifica si comporta e si comporterà nei riguardi dell'antivivisezionismo ancora giudicato irrazionale, emotivo, in malafede. Nel "New England Journal of Medicine" del giugno 1991 si teme che tale ideologia possa bloccare il progresso medico, mentre Regan sostiene che individui umani coscienti sono agenti morali forniti di razionalità, autocoscienza e responsabilità, quindi capaci di scelte etiche, mentre altri individui sarebbero pazienti morali, non responsabili del loro comportamento però coscienti e senzienti, cioè capaci di sentire piacere e dolore, rendendosene conto.
Peter Singer, direttore del Centro di Bioetica Umana delia University Monash di Melbourne, nel suo "Animai Liberation" del 1975, vero ispiratore del movimento di liberazione animale, fa delle riflessioni sullo specismo cioè sulla discriminazione basata sulla differenza di specie.
Non basta avere la ragione, come possibilità di ragionare o linguaggio, come possibilità di potere parlare, ma basta poter soffrire; auspica pertanto subito l'affrancamento del 90% di esperimenti animali inutili. Come nel passato è avvenuto nella battaglia per la liberazione dello schiavismo e in quella per la liberazione della donna, cosi avverrà nella battaglia per la liberazione animale.
Nell'ultimo secolo l'intervento medico per migliorare la salute umana con o senza sperimentazione animale ha fatto aumentare del 3,5% la sopravvivenza tanto quanto è avvenuto nella seconda metà del XX secolo per quanto riguarda le malattie infettive. Vediamo che i milioni di animali utilizzati nella ricerca contro il cancro negli ultimi venti anni hanno portato soltanto all"l% dell'aumento della sopravvivenza.
David Porter dell'Università di Ontario pensa che questo non sia sufficiente per infliggere sofferenze, come d'altra parte Albert Schweitzer dimostrava rispetto per tutte le forme di vita.
P. Bateson, dell'Università di Cambridge, crede che bisogna considerare la qualità della ricerca, la certezza del beneficio medico da una parte, e la sofferenza animale dall'altra.
Nella conferenza "Rio '92" si sono incontrati Nord e Sud e si è parlato di solidarietà, cooperazione, di rispetto di principi etici e delle tradizioni sociali, culturali e religiose. Molto ancora resta da fare, ma occorre la conversione delle menti, dei cuori, delle volontà, prima ancora degli strumenti. "La crisi ecologica - si legge nel documento della Santa Sede - è essenzialmente morale, e la soluzione di molti dei problemi ecologici che riguardano l'intera famiglia umana richiede strategie e motivazioni basate su una coerente morale del mondo".
Auguriamoci anche il ripristino del senso del servizio verso la gente e gli animali.
|