Vivisezione

di Massimo Pradella, Segretario Internazionale LIMAV International

Sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 95, del 24 aprile 2017, i dati statistici sull’utilizzo di animali a fini scientifici, relativi all’anno 2015.
I dati si riferiscono all’utilizzo degli animali utilizzati a fini di sperimentazione considerati su un arco temporale di 12 mesi secondo le modalità previste dalla Direttiva Europea n. 2010/63/UE, recepita in Italia con il Decreto Legislativo n. 26/2014.

I numeri del 2015 registrano un totale di 581.935 animali utilizzati, evidenziando un calo del 15,9% rispetto all’anno precedente (691.666 animali utilizzati nel 2014), per quasi 110 mila unità in meno (per la precisione si tratta di 109.731 animali utilizzati in meno).

Con questo articolo si vuole rispondere brevemente, per quanto possibile, alle dichiarazioni rilasciate dal Prof. Silvio Garattini, Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche ”Mario Negri” di Milano, esplicative di un presunto ”ruolo fondamentale” che gli esperimenti su animali avrebbero rappresentato per gli avanzamenti conseguiti nella suddetta area di ricerca [2].

Il Prof. Garattini avrebbe dichiarato che:

”Se oggi non si muore più (di AIDS, ndr) è perché abbiamo potuto sperimentare i farmaci sulle scimmie, gli unici animali su cui si può far attecchire il virus.” [2]

(nell’immagine sotto, il prof. Silvio Garattini)

 

Affermazioni oltremodo discutibili. Su diversi livelli. Vediamo perchè.

Del Dr. Carlo Bonaventi

Le cause più frequenti di mortalità e morbilità dopo un’emorragia subaracnoidea conseguente a rottura di un aneurisma cerebrale sono costituite dal risanguinamento e dalla ischemia cerebrale ritardata, dovuta a vasospasmo (Drake C.G., 1981).
Globalmente, la prognosi dei pazienti affetti da emorragia subaracnoidea è grave, e gli studi epidemiologici riportano una mortalità del 50-60% ed una morbilità del 20-30% (Salomon R.A., Fink M.E.. 1987).