Alla gente è stato fatto credere che le malattie infettive quali la poliomielite, il vaiolo, la tubercolosi, la polmonite, il tetano, la pertosse, il morbillo, la scarlattina e la difterite furono debellate da medicinali e vaccini scoperti grazie alla vivisezione.
La storia prova che non è così. Già prima dell'introduzione di medicinali o vaccini, per queste malattie, vi erano già state massicce riduzioni delle percentuali di mortalità (in alcuni casi fino al 90%).
Le misure di salute pubblica prese tra il 1850 e la prima parte del XX secolo portarono: al controllo delle forniture d'acqua, al miglioramento delle condizioni igieniche e dell'apparato fognario, ad una migliore nutrizione e ad un miglioramento complessivo delle condizioni di vita. Così quando la medicina di laboratorio entrò in scena, il compito di eliminare queste malattie era già stato portato a termine. Eppure sia gli animali vivi che i loro tessuti sono stati usati per produrre vaccini per uso umano, anche se questo si è dimostrato pericoloso a causa della differenza tra le specie e, ancora più importante, per il pericolo di contaminazione di virus di specie sconosciute. Attualmente, molti vaccini virali sono prodotti in colture di cellule umane.