La medicina ufficiale, dietro cui si nasconde l’industria farmaceutica, afferma da anni che molte malattie sono state sconfitte grazie alla ricerca condotta sugli animali. Ma le uniche malattie scomparse o fortemente regredite nei paesi occidentali sono alcune malattie infettive: quelle dipendenti da fattori di igiene pubblica e delle migliorate condizioni di vita. Invece le altre malattie, quelle che la ricerca dovrebbe debellare (cancro e malattie cardiovascolari) sono in continuo aumento. L’industria farmaceutica, attraverso i mass media fa credere che i farmaci avrebbero contribuito in maniera determinante all’aumento della vita media umana.

La storia ci insegna che un tempo si moriva principalmente a causa di guerre, calamità naturali, cattive condizioni igieniche, indigenza, ecc. Oggi, il 90% dei decessi è dovuto a malattie, e solo il 10% ad altri fattori come incidenti, suicidi, omicidi, ecc (spesso causati dall’uso di psicofarmaci e stupefacenti).
La farmacologia e la medicina ufficiale non possono farsi merito della diminuzione delle malattie studiate e sperimentate sugli animali. Nonostante la professione medica abbia riconosciuto da tempo l’importanza di fattori soggettivi nelle malattie umane quali l’habitat, l’alimentazione, l’ereditarietà, i fattori occupazionali, emozionali, di stress, i ricercatori vivisettori insistono in esperimenti su animali in cui, a causa di differenze genetiche, metaboliche, organiche, non è possibile riprodurre in laboratorio modelli sperimentali validi per l’uomo. Infatti le malattie cardiache (come l’infarto, responsabile in occidente di numerosi decessi), sono collegate ad una cattiva dieta (eccessivo consumo di grassi di origine animale), unita a stress, alcool, fumo e mancanza di esercizio fisico.



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